
Cosa provoca il mal di montagna?
Amici miei montanari (e non!), avete mai provato quella sensazione di testa che sembra un pallone aerostatico gonfiato troppo, accompagnata da un appetito che manco il lupo di Cappuccetto Rosso e una stanchezza da divano-terapia? Se la risposta è sì, e vi è capitato magari dopo una bella escursione o, peggio, mentre cercavate di fare il figo a 3000 metri con una bottiglietta d’acqua, allora state per scoprire il perché. Non preoccupatevi, non è un complotto delle case farmaceutiche per vendervi rimedi miracolosi (anche se qualcosa da quelle parti si muove). Oggi mettiamo il naso nel mistero del mal di montagna, scoprendo cosa si nasconde dietro quei sintomi un po’ antipatici che la montagna ci regala quando le chiediamo troppo in fretta. Preparatevi, perché dietro a questa faccenda c’è una scienza affascinante, spiegata con la leggerezza di una piuma… o meglio, di un’aria rarefatta!
Quell’aria che si fa sottile
Allora, partiamo dal principio, come si fa quando si cerca di capire un ricettario complicato: cosa diavolo è questa cosa chiamata mal di montagna? Il nome scientifico è acuta malattia d’altitudine (AMS, per gli amici e i medici con la fretta), ed è un po’ come quando il vostro corpo, abituato al dolce tepore della bassa quota, si trova catapultato in un ambiente dove l’aria è un po’ più… esile. Immaginatevi di vivere in una città affollata, dove l’aria è densa e piena di stimoli, e poi vi portano in un deserto lunghissimo: il vostro organismo deve adattarsi. E l’adattamento, si sa, a volte fa un po’ i capricci.
Il succo della questione è l’ossigeno. A quote elevate, l’aria è meno densa, cioè ci sono meno molecole d’aria per ogni respiro. E meno molecole d’aria significano meno ossigeno disponibile per i nostri polmoni, e di conseguenza meno ossigeno che arriva al nostro sangue per essere distribuito in giro. Pensateci: il nostro corpo è una macchina che funziona a ossigeno, un po’ come una Ferrari a benzina super. Se la benzina scarseggia, il motore comincia a tossire.
La pressione che fa le bizze
Ma non c’è solo la carenza di ossigeno a creare scompiglio. C’è anche un altro protagonista di questa storia un po’ scomoda: la pressione barometrica. A quote più alte, la pressione atmosferica è più bassa. Questo significa che la forza che spinge l’aria nei nostri polmoni è minore. È come se provaste a gonfiare un palloncino con un soffio delicato invece che con una bella boccata d’aria: il risultato è un palloncino meno turgido. E il nostro corpo, diciamo, inizia a sentirsi un po’ “sottoturgido”.
Questa combinazione di meno ossigeno e meno pressione manda in tilt un po’ tutti i sistemi. Il nostro corpo, che è intelligentissimo ma a volte un po’ lento a recepire le novità, cerca di compensare. Inizia a respirare più velocemente e più profondamente, il cuore batte più forte per cercare di pompare più sangue (e quindi più ossigeno) dove serve. Ma se l’aumento di altitudine è troppo repentino, questi meccanismi di compensazione non bastano, e il corpo ci manda dei segnali, diciamocelo, piuttosto chiari.
I sintomi: quando il corpo ti dice “fermati!”
E quali sono questi segnali? Beh, il classico mal di testa è il primo a presentarsi, a volte così forte che pensi di aver preso una pallonata da un giocatore di baseball. Poi c’è la nausea, quel senso di “vorrei ma non posso” che ti fa guardare il cibo con sospetto. La stanchezza è un’altra compagna fedele, ti senti come se avessi corso una maratona solo per salire le scale. E non dimentichiamo le vertigini, il sentirsi un po’ su una barca in mezzo alla tempesta, anche se siete fermi sul sentiero.
Questi sintomi, che di solito iniziano a comparire tra le 6 e le 24 ore dopo aver raggiunto una quota elevata (diciamo sopra i 2500 metri, ma ogni corpo è un caso a sé), sono la chiara indicazione che il vostro organismo sta protestando. È il suo modo di dirvi: “Ehi, amico! Stai andando troppo veloce, rallenta e dammi un po’ di tempo per abituarmi a questa nuova aria rarefatta!”. Ignorare questi segnali è un po’ come ignorare la spia dell’olio della macchina: non finisce bene.
| Quota (metri) | Sintomi comuni di mal di montagna | Consigli |
|---|---|---|
| 2500-3500 | Mal di testa, nausea lieve, affaticamento | Ascoltare il proprio corpo, idratarsi bene, evitare sforzi eccessivi |
| 3500-5000 | Mal di testa intenso, nausea, vomito, vertigini, difficoltà respiratorie | Descendere immediatamente se i sintomi peggiorano, riposo, idratazione |
| Oltre 5000 | Edema polmonare o cerebrale (condizioni gravi) | Richiede assistenza medica immediata, discesa urgente |
L’acclimatamento: la strategia vincente
La parola magica per evitare il mal di montagna è acclimatamento. Non è un rito segreto, è semplicemente dare al vostro corpo il tempo di abituarsi alla bassa pressione e alla scarsa disponibilità di ossigeno. La regola d’oro è: salire lentamente. Non pensate di poter passare da Roma a Cortina in un’ora e mezzo senza conseguenze. Godetevi il viaggio, fate delle tappe, fermatevi a quote intermedie per una notte o due.
L’acclimatamento è un processo graduale. Il corpo inizia a produrre più globuli rossi, quelle piccole navicelle che trasportano l’ossigeno. I polmoni diventano più efficienti nell’estrarre l’ossigeno dall’aria. È un lavoro di squadra interno che richiede pazienza. E, fidatevi, un corpo ben acclimatato vi ringrazierà con giornate splendide sulle vette, senza mal di testa o nausea.
Altre piccole strategie utili? Idratarsi molto bene. L’acqua aiuta il corpo a funzionare meglio e a gestire i cambiamenti. Evitate alcol e fumo nei giorni precedenti e durante la salita, perché peggiorano solo le cose. E, quando possibile, dormire a quote leggermente inferiori rispetto a quelle raggiunte durante il giorno (la cosiddetta “scala di risalita”) può fare miracoli. Non è un peccato scendere un po’ se ci si sente male, anzi, è un segno di intelligenza e rispetto per il proprio corpo.
Quando la montagna fa davvero paura
Ora, mettiamo i puntini sulle ‘i’. Il mal di montagna comune, quello con mal di testa e un po’ di nausea, è fastidioso ma di solito gestibile con una buona strategia di acclimatamento e riposo. Ma ci sono forme più severe, che possono diventare pericolose se non affrontate con prontezza. Parlo dell’edema polmonare d’alta quota (HAPE) e dell’edema cerebrale d’alta quota (HACE).
L’HAPE è quando i liquidi si accumulano nei polmoni, rendendo la respirazione estremamente difficile. L’HACE è quando i liquidi si accumulano nel cervello, causando confusione, disturbi della coordinazione e, nei casi più gravi, coma. Se qualcuno mostra sintomi come respiro affannoso a riposo, tosse con schiuma rosa, forte confusione o perdita di equilibrio, la discesa immediata è l’unica cura. Non c’è tempo da perdere, e spesso non c’è tempo per aspettare un elicottero. La salute prima di tutto, ragazzi!
Domande frequenti
Cosa succede al mio corpo in alta quota?
In alta quota, l’aria è meno densa, il che significa meno ossigeno per respiro. La pressione barometrica è più bassa, e questo fa lavorare di più polmoni e cuore per compensare. Se l’aumento di altitudine è troppo veloce, il corpo fatica ad adattarsi, portando ai sintomi del mal di montagna.
Devo per forza prendere farmaci per il mal di montagna?
Non necessariamente. La strategia migliore è l’acclimatamento graduale. Tuttavia, per alcune persone o per ascensioni molto rapide, un medico può prescrivere farmaci come l’acetazolamide, che aiuta il corpo ad adattarsi più velocemente alla scarsità di ossigeno. Ma attenzione, non sostituisce l’acclimatamento!
Se mi sento male in montagna, cosa faccio?
La regola d’oro è: non salire oltre e, se i sintomi peggiorano, scendere. Riposare, idratarsi e ascoltare il proprio corpo sono fondamentali. Se i sintomi sono gravi (difficoltà respiratorie, confusione), la discesa è prioritaria e può essere necessario l’intervento medico.
È vero che bere acqua aiuta a prevenire il mal di montagna?
Sì, l’idratazione è importantissima. Bere molta acqua aiuta il corpo a funzionare meglio e a gestire i cambiamenti dovuti all’altitudine. La disidratazione può peggiorare i sintomi del mal di montagna. Quindi, via libera a bottiglie d’acqua, ma con moderazione per non appesantire troppo!
Posso andare in montagna se ho problemi di salute preesistenti?
È sempre consigliabile consultare il proprio medico prima di intraprendere un viaggio in alta quota, soprattutto se si soffre di patologie cardiache, respiratorie o altre condizioni mediche. Il medico potrà valutare i rischi e consigliare la migliore strategia per affrontare la salute in altitudine.



