Psicologia

Perché alcune persone parlano nel sonno?

Cari dormienti incalliti e maratoneti del sonno, vi è mai capitato di sentirvi… chiacchierare nel sonno? Magari avete svegliato il partner con un monologo surreale su chiocciole spaziali o la ricetta segreta della nonna, scoprendo poi di averlo fatto voi stessi? Tranquilli, non siete gli unici a far uscire parole (e a volte suoni incomprensibili) nel bel mezzo della notte. Se vi siete sempre chiesti perché il vostro cervello decida di fare un discorso improvvisato mentre voi siete beatamente incoscienti, siete nel posto giusto. Oggi, con un pizzico di ironia e tanta curiosità scientifica, sveliamo i misteri del parlare nel sonno. Mettetevi comodi, perché la scienza, anche quando parla di sonno, può essere sorprendentemente divertente.

La scienza dietro le chiacchiere notturne

Allora, mettiamola così: il sonno non è uno stato di totale spegnimento cerebrale. Pensateci come a una centrale operativa con turni di lavoro. Mentre la parte dedicata al riposo e al consolidamento della memoria è in pieno regime, altre aree, diciamo quelle più… espressive, possono avere dei momenti di “nebbia al cervello”. Il parlare nel sonno, scientificamente noto come somniloquio, è un disturbo del sonno a tutti gli effetti, ma nella maggior parte dei casi è benigno e più comune di quanto si pensi. Non è legato a incubi o a desideri repressi (anche se a volte potremmo sperarlo per spiegare certe uscite!), ma piuttosto a una sorta di “corto circuito” temporaneo durante le fasi del sonno.

Il nostro cervello, durante la notte, attraversa diverse fasi, ciclicamente. Ci sono quelle più leggere, dove siamo più vicini alla veglia, e quelle più profonde, dove il corpo si rigenera. Il somniloquio può manifestarsi in quasi tutte le fasi del sonno, ma è più frequente e comprensibile durante le fasi di sonno leggero o durante le transizioni tra una fase e l’altra. È come se il cervello, in quel momento, fosse un po’ confuso su quale “canale” trasmettere: quello del dormire profondamente o quello del “parlare un po’”.

Da dove arrivano queste parole?

La provenienza esatta di queste emissioni vocali notturne è ancora un campo di studio, ma le teorie più accreditate puntano a una disattivazione incompleta dei centri cerebrali che controllano il linguaggio. Durante la veglia, questi centri sono attivi e permettono una comunicazione coerente. Nel sonno, soprattutto in alcune fasi, la loro attività può essere parzialmente mantenuta, mentre le aree che controllano l’inibizione e la razionalità sono, diciamo, in pausa caffè. Il risultato? Parole, frasi, borbottii, urla o persino risate che escono senza un apparente filtro.

È un po’ come se il vostro cervello avesse un telecomando con un tasto “mute” difettoso. A volte funziona, a volte no. Il somniloquio non è un segno di malattia mentale o di problemi psicologici seri, anche se può essere fonte di imbarazzo o di divertimento (a seconda di chi ascolta!). È più una peculiarità del nostro sistema nervoso, un modo in cui il cervello gestisce il passaggio tra veglia e sonno.

Chi è più predisposto?

Allora, chi sono gli artisti del chiacchiericcio notturno? Sorprendentemente, è un fenomeno molto comune nell’infanzia. Si stima che circa il 50% dei bambini parli nel sonno, e la frequenza tende a diminuire con l’età. Per i piccoli, è una parte normale dello sviluppo del cervello e del suo apprendimento nel gestire i diversi stati di coscienza.

Negli adulti, la percentuale scende, ma rimane significativa. Fattori come la genetica sembrano giocare un ruolo: se i vostri genitori parlavano nel sonno, è più probabile che lo facciate anche voi. Altri fattori scatenanti possono includere:

  • Stress e ansia: Quando siamo sotto pressione, anche il nostro sonno ne risente, rendendo più probabili fenomeni come il somniloquio.
  • Mancanza di sonno: Paradossalmente, quando non dormiamo abbastanza, il cervello può diventare più “irrequieto” e produrre più “rumori”.
  • Febbre o malattie: Il corpo e il cervello sotto stress possono manifestare comportamenti insoliti.
  • Alcuni farmaci: In rari casi, certi medicinali possono influenzare i pattern del sonno.
  • Altri disturbi del sonno: A volte, il somniloquio può essere associato a disturbi come la narcolessia o il sonnambulismo, anche se è raro.

Insomma, se avete un amico o un parente che di notte “si dà alla conversazione”, probabilmente ha una combinazione di predisposizione genetica e qualche fattore scatenante occasionale. Niente panico, è più un gossip notturno che un allarme rosso!

Cosa si dice esattamente?

Ah, la domanda da un milione di dollari (o da uno sbadiglio): cosa diavolo diciamo nel sonno? Qui la varietà è infinita e spesso… bizzarra. Si va da frasi complete e coerenti a semplici mormorii, suoni gutturali, urla o risate improvvise. L’importante è che, generalmente, il somniloquio non è un vero e proprio discorso nel senso di una conversazione logica. Spesso sono frammenti di pensieri, echi di conversazioni della giornata, o semplicemente suoni senza un significato profondo.

Una curiosità interessante riguarda la **chiarezza** del parlato. Mentre i bambini tendono a parlare più chiaramente e per periodi più lunghi, gli adulti tendono a produrre frasi più brevi e a volte più incomprensibili. Non aspettatevi quindi che il vostro partner vi riveli i segreti dell’universo nel sonno, ma potreste sentirvi dire cose del tipo: “Dov’è la crema solare?” o “Quel cane ha le scarpe?”, tutto rigorosamente senza senso logico al risveglio.

Per dare un’idea, ecco una piccola tabella con alcuni esempi tipici (molto ironici, ovviamente!):

Tipo di emissione Esempio tipico (confezione da 1 persona) Frequenza (approssimativa)
Borbottio generico “Mmmph… zzzz… pfffff” Molto alta
Frasi brevi e senza senso “La gallina ha le ali!” Alta
Domande esistenziali notturne “Ma perché il cielo è blu… di notte?” Media
Grida improvvise “AAAAAH! Il ragno mangia il formaggio!” Bassa (spesso associata a sogni)
Monologhi lunghi e surreali “E così, il mio gatto ha deciso di imparare il francese per protestare contro la scarsità di croccantini al salmone…” Rara (ma molto divertente!)

Quando preoccuparsi (e quando no)

Ora, la domanda che tutti si pongono: devo davvero preoccuparmi se sento il mio compagno di letto recitare poesie astratte o urlare contro un topo immaginario? Nella stragrande maggioranza dei casi, la risposta è no. Il somniloquio è considerato un disturbo parasonnico benigno, il che significa che è un comportamento anomalo che si verifica durante il sonno, ma non causa generalmente problemi di salute a lungo termine.

Tuttavia, ci sono alcune situazioni in cui potrebbe essere utile parlarne con un medico:

  • Se il parlare nel sonno è estremamente rumoroso e disturba significativamente il sonno del partner.
  • Se è accompagnato da altri disturbi del sonno più seri, come il sonnambulismo (camminare nel sonno), incubi frequenti o attacchi di sonno improvvisi durante il giorno (sintomo di narcolessia).
  • Se il parlato notturno è violento o associato a movimenti fisici che potrebbero causare lesioni.
  • Se si manifesta improvvisamente in età adulta e in modo molto marcato, soprattutto se precedentemente non era mai accaduto.

Nella maggior parte degli altri casi, il somniloquio è solo un simpatico (o a volte imbarazzante) aspetto del sonno, una delle tante stranezze che il nostro cervello ci riserva mentre noi siamo nel mondo dei sogni. La cosa migliore da fare, se non è problematico, è prendersi una risata e magari annotare le frasi più divertenti per il giorno dopo!

Domande frequenti

È normale parlare nel sonno?

Assolutamente sì! Parlare nel sonno, o somniloquio, è molto comune, soprattutto nei bambini, ma anche molti adulti ne soffrono. È considerato un disturbo del sonno benigno e spesso non richiede cure specifiche.

Il parlare nel sonno è un segno di problemi psicologici?

Nella maggior parte dei casi, no. Anche se il cervello è più attivo e disinibito durante il sonno, il somniloquio non è generalmente legato a disturbi mentali o stress psicologico prolungato, a meno che non sia associato ad altri sintomi più gravi.

Cosa significa quando una persona parla nel sonno?

Spesso non significa nulla di profondo. Può essere un’emissione vocale casuale dovuta a una disattivazione incompleta dei centri del linguaggio, frammenti di pensieri o ricordi della giornata, o semplicemente suoni senza un significato logico.

Come si può smettere di parlare nel sonno?

Se il somniloquio non è eccessivamente disturbante, non c’è bisogno di “smettere”. Se però è un problema, migliorare l’igiene del sonno, gestire lo stress e, nei casi più complessi, consultare uno specialista del sonno può aiutare.

Insomma, la prossima volta che sentirete qualche bisbiglio o qualche frase criptica provenire dal letto accanto, ricordate che è solo il vostro cervello che sta facendo un po’ di karaoke notturno. Non sempre con la migliore intonazione o le parole più sensate, ma sicuramente con la massima naturalezza. E ora, se permettete, vado a vedere se ho lasciato il cervello in modalità “parlante” stanotte. Buona notte (e buon sonno… o quasi)!

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