
La Terra ha un gemello identico da qualche parte?
Ma ditemi un po’, quante volte, magari guardando fuori dal finestrino in una notte stellata, vi siete chiesti: “Chissà se da qualche parte là fuori c’è un altro pianeta tipo il nostro? Magari con un’insalata di mare uguale, o peggio, un parente che si assomiglia come una goccia d’acqua a me?” Ecco, questa non è solo una domanda da bar dopo il terzo bicchiere, ma una delle più affascinanti e, diciamocelo, un po’ esasperanti, della scienza moderna. Parliamo di pianeti gemelli, di quelle rocce celesti che potrebbero essere le nostre controparti cosmiche, e vale la pena scucire un po’ di curiosità per scoprirlo, perché non si sa mai che il nostro prozio spaziale si sia trasferito su Gliese 581g e non ci abbia ancora invitato alla sagra del gorgonzola intergalattico.
Alla ricerca del nostro sosia stellare
L’idea di trovare una “Terra 2.0” non è certo nata ieri. Pensate ai vecchi film di fantascienza, con quei pianeti verdi e azzurri che sembravano usciti da un catalogo di arredamento cosmico. Oggi, però, non si tratta più solo di fantasia, ma di pura e solida ricerca scientifica, grazie a strumenti incredibili come il telescopio spaziale Kepler e, più recentemente, il suo successore TESS. Questi occhiali cosmici ci permettono di “sbirciare” tra le stelle, cercando quelle minuscole ombre che attraversano i loro dischi luminosi: i transiti dei pianeti. È come cercare di scorgere un moscerino che vola davanti a un lampione da chilometri di distanza. Mica facile, eh?
Ma cosa rende un pianeta un potenziale “gemello” della nostra amata Terra? Non basta che sia fatto di roccia, i cosiddetti pianeti tellurici. Dobbiamo cercare pianeti che si trovino nella cosiddetta “zona abitabile” della loro stella. Immaginate una zona d’oro, né troppo calda né troppo fredda, dove l’acqua liquida, quel nettare degli dei (e nostro), potrebbe esistere in superficie. Pensate a un forno: se mettete la torta troppo vicina alle resistenze, si brucia; se la mettete troppo lontano, resta cruda. La zona abitabile è quel punto giusto, quel “forno stellare” perfetto.
Exoplaneti: una folla sempre più numerosa
E la buona notizia qual è? Che di esopianeti ne stiamo trovando un sacco! Migliaia, per la precisione. Alcuni sono giganteschi, come Giove, altri piccolissimi, simili a Mercurio. Ma tra questa folla cosmica, ci sono quelli che ci fanno drizzare le antenne. Pianeti rocciosi, con masse e dimensioni simili alle nostre, che orbitano nella zona abitabile. Il problema? Molti di questi sono ancora “indiani”, nel senso che li abbiamo avvistati, ma sappiamo ancora pochissimo di loro. È come vedere un volto sfocato in una foto di gruppo: sai che c’è, ma non se ha la barba o la parlantina sciolta come il sottoscritto.
Uno dei candidati più interessanti, almeno per un po’, è stato Proxima Centauri b, un pianeta che orbita attorno alla stella più vicina al nostro Sole. L’idea di avere un “vicino di casa” così prossimo e potenzialmente abitabile ci ha fatto sognare. Purtroppo, le ultime ricerche suggeriscono che Proxima Centauri è una stella molto irrequieta, che emette fiammate di radiazioni capaci di spazzare via un’atmosfera come un soffio di vento. Quindi, forse, il prozio spaziale ha trovato un lavoro migliore da un’altra parte.
I numeri che fanno girare la testa
Per darvi un’idea di quanto siamo immersi in questa caccia, ecco una piccola tabella con alcuni tipi di esopianeti scoperti. Notate come le categorie si sovrappongono e come la nostra Terra sia, diciamolo, una specie di unicorno raro.
| Tipo di esopianeta | Caratteristiche principali | Esempi noti |
|---|---|---|
| Giganti gassosi | Simili a Giove o Saturno, senza superficie solida. | WASP-121b, KELT-9b |
| Nettuniani caldi | Più grandi della Terra, orbitano molto vicini alla loro stella. | 55 Cancri e, WASP-39b |
| Super-Terre | Più grandi della Terra, ma comunque rocciose o con un nucleo denso. | Gliese 581d, Kepler-186f |
| Mini-Nettuni | Dimensione intermedia tra la Terra e Nettuno, spesso con atmosfera densa. | K2-18b, TRAPPIST-1e |
| Pianeti terrestri (potenziali gemelli) | Dimensioni e massa simili alla Terra, possibilmente in zona abitabile. | Kepler-452b, TOI 700 d |
Le sfide della ricerca
Capire se un pianeta è davvero un “gemello” è un’impresa titanica. Finora, la maggior parte delle scoperte si basa su dati indiretti: la variazione di luminosità della stella, l’oscillazione della sua luce. È un po’ come capire se uno sta ballando un tango solo guardando le scarpe muoversi sotto la porta. Per avere certezze, dovremmo poter analizzare le atmosfere di questi pianeti. E qui entrano in gioco i super-telescopi di nuova generazione, come il James Webb Space Telescope. Se riusciamo a catturare la luce della stella che filtra attraverso l’atmosfera di un esopianeta durante un transito, possiamo analizzare la sua composizione chimica. Immaginate di trovare ossigeno, metano, acqua… beh, lì sì che si comincia a parlare di “vita”, o almeno di un posto dove portare la famiglia in vacanza.
Certo, ci sono anche le diatribe scientifiche. Alcuni colleghi più pignoli (quelli che usano il righello anche per mangiare la pizza) si chiedono se la definizione di “zona abitabile” non sia troppo stretta o troppo ampia. E poi c’è il fattore “fortuna”. Magari c’è un pianeta perfetto per noi, ma è così lontano che per arrivarci dovremmo inventare la macchina del caffè quantistica per fare un viaggio più veloce della luce. O magari, il nostro gemello è un pianeta abitato da esseri che pensano che la Terra sia una destinazione turistica di serie B, piena di gente che si lamenta del traffico.
Quindi, c’è un gemello là fuori?
La risposta breve, e un po’ deludente per chi sperava di ricevere presto una cartolina dal cugino spaziale, è: non lo sappiamo ancora con certezza. Abbiamo trovato molti candidati promettenti, pianeti tellurici che orbitano nella zona abitabile delle loro stelle. Alcuni sono persino vicini a noi, astronomicamente parlando. Ma la conferma definitiva, l’evidenza che ci dica “Sì, questo è un nostro sosia”, è ancora laggiù, in attesa di essere trovata. La ricerca continua, con nuovi telescopi, nuove tecniche, e un’insaziabile curiosità che ci spinge a scrutare l’universo. E chissà, magari un giorno, non solo scopriremo di non essere soli, ma troveremo anche qualcuno che ci presti il tagliaerba senza riportarcelo indietro rotto.
Domande frequenti
Cosa sono gli esopianeti?
Sono pianeti che si trovano al di fuori del nostro Sistema Solare, che orbitano attorno ad altre stelle. Li scopriamo osservando piccole variazioni nella luce delle stelle, causate dal passaggio di questi corpi celesti.
Che cos’è la “zona abitabile”?
È la regione attorno a una stella dove la temperatura è giusta affinché l’acqua liquida possa esistere sulla superficie di un pianeta. È un po’ come trovare il posto ideale per una birra fresca, né troppo al sole né al buio.
Perché Kepler è stato così importante?
Kepler è stato un telescopio spaziale rivoluzionario che ha utilizzato il metodo dei transiti per scoprire migliaia di esopianeti. Ha confermato che i pianeti sono comuni nell’universo e ha aperto la strada alla ricerca di mondi potenzialmente abitabili.
È possibile che ci sia vita su questi pianeti gemelli?
La possibilità teorica c’è! Trovare un pianeta simile alla Terra nella zona abitabile aumenta le probabilità, ma la vita richiede molte altre condizioni. Per ora, stiamo ancora cercando le prove concrete, mica uno spaziale che ci fa l’occhiolino.



