
Perché si dice ‘essere al settimo cielo’?
Ma vi siete mai chiesti perché quando siamo al settimo cielo, siamo letteralmente in paradiso? E no, non parlo di quel primo appuntamento che ti fa volare, anche se ci assomiglia parecchio. Parlo di una di quelle espressioni che usiamo tutti i giorni, quasi senza pensarci, ma che nascondono storie affascinanti che mescolano religione, cultura e una buona dose di lingua italiana. Se siete curiosi di scoprire da dove salta fuori questa storia dei cieli e se davvero c’è un settimo che porta alla massima felicità, continuate a leggere. Vi prometto che non sarà una lezione noiosa, ma più una chiacchierata da bar, con qualche spruzzo di sapere antico e un pizzico di ironia. Pronti a mettere il naso in queste vecchie storie?
I cieli nell’antichità: un vero e proprio condominio cosmico
Partiamo dal principio, anzi, da molto prima del principio che intendiamo noi moderni. Nell’antichità, l’idea che il nostro mondo fosse incastonato in una serie di sfere celesti era quasi universale. Non si trattava di una singola volta, ma di una struttura a strati, un po’ come una cipolla cosmica, dove ogni strato ospitava qualcosa di diverso. Pensateci: non c’era la televisione, non c’erano i social, ma c’era il cielo notturno, un mistero infinito da decifrare. E così, i filosofi e i teologi si sono messi a inventare, a dare un ordine a questo caos stellare.
La cosa interessante è che non c’era un accordo univoco su quanti fossero esattamente questi cieli. Alcuni si fermavano a sette, altri ne contavano di più, fino a nove o persino a dieci. Ma la versione che ha avuto più presa, quella che è arrivata fino a noi e che ha plasmato la nostra espressione, è quella che ne prevedeva sette. Perché proprio sette? Beh, il numero sette è sempre stato un numero un po’ speciale in tante culture e religioni, un numero considerato perfetto, completo, quasi mistico. Pensate ai sette giorni della creazione, ai sette peccati capitali (che speriamo di non incontrare mai mentre siamo “al settimo cielo”!), ai sette colori dell’arcobaleno. Insomma, il sette aveva già un certo peso specifico!
La visione tolemaica e Aristotelica: la scienza ante litteram
Se dobbiamo ringraziare qualcuno per aver sistematizzato questa idea dei cieli, i nomi da tenere a mente sono quelli di Claudio Tolomeo e Aristotele. Il primo, matematico e astronomo egiziano, nel suo Almagesto, ci ha lasciato un modello dell’universo geocentrico che ha dominato per oltre mille anni. Immaginate: la Terra al centro, immobile, e tutto il resto che le gira intorno. E come girava intorno? Su sfere concentriche, trasparenti e cristalline, ognuna portatrice di un corpo celeste.
Aristotele, dal canto suo, aveva già posto le basi, distinguendo tra il mondo sublunare (quello imperfetto, terreno, in continuo mutamento) e il mondo celeste (perfetto, eterno e immutabile). Il modello tolemaico ha poi raffinato questa visione, collocando i corpi celesti su sette sfere: la Luna, Mercurio, Venere, il Sole, Marte, Giove e Saturno. Ecco, questi erano i primi sei cieli (contando dal più vicino alla Terra verso l’esterno). Ma la settima sfera? Quella era speciale.
Il settimo cielo: la dimora divina
E qui arriviamo al dunque. Se i primi sei cieli ospitavano i pianeti e il Sole, il settimo cielo era riservato a qualcosa di ancora più elevato, qualcosa di trascendente. Per molti pensatori antichi e medievali, e soprattutto nelle tradizioni religiose, il settimo cielo era considerato la residenza di Dio e degli angeli, il luogo della perfezione assoluta, la fonte di ogni beatitudine e gioia divina. Era il punto più alto raggiungibile, la meta ultima, il vero paradiso. Essere “al settimo cielo” significava quindi aver raggiunto uno stato di felicità così intenso e puro da essere paragonabile a quello provato stando in presenza del divino.
Immaginate la sensazione: un’estasi totale, una gioia incontenibile, un benessere supremo. Non c’era niente di più alto, niente di più bello. Per questo, quando oggi diciamo che siamo “al settimo cielo”, intendiamo esattamente questo: una felicità travolgente, una soddisfazione profonda che ci fa sentire leggeri come piume, pronti a volare. È un’espressione potentissima che racchiude in sé secoli di pensiero cosmologico e teologico, trasformati in un modo di dire semplice e diretto.
Il cielo nel giudaismo e nell’Islam: conferme e variazioni
Non è solo un’idea greca o romana, eh! Anche altre grandi religioni hanno esplorato il concetto di cieli multipli. Nel Giudaismo, soprattutto nella tradizione mistica della Kabbalah, si parla di sette cieli, ognuno con le sue caratteristiche e i suoi abitanti angelici. La visione è simile: un’ascesa spirituale che porta a livelli sempre più alti di vicinanza a Dio.
E nell’Islam? Anche qui troviamo la presenza di sette cieli, descritti nel Corano e negli Hadith. Il profeta Maometto stesso, durante il suo viaggio notturno (il Mi’raj), è descritto come ascensione attraverso questi sette cieli, incontrando profeti e angeli, fino a raggiungere la presenza divina. Quindi, il concetto di una gerarchia celeste, con un culmine rappresentato dal settimo cielo, è fortemente radicato in queste culture e ha contribuito a consolidare l’espressione nella nostra lingua. È affascinante vedere come un’idea così antica sia sopravvissuta e si sia adattata, arrivando fino alle nostre conversazioni quotidiane.
La tabella dei cieli (una semplificazione!)
Per darvi un’idea più chiara, anche se ovviamente stiamo semplificando un mondo di speculazioni, ecco una tabella che riassume una possibile suddivisione dei sette cieli, basata principalmente sulla cosmologia tolemaica e sulle interpretazioni religiose più diffuse. Ricordate, era un po’ come un condominio cosmico, e ognuno ci metteva un po’ del suo!
| Numero del Cielo | Corpo Celeste / Luogo | Significato/Associazione |
|---|---|---|
| Primo Cielo | Luna | Il mondo più vicino alla Terra, associato ai cambiamenti e al ciclo vitale. |
| Secondo Cielo | Mercurio | Velocità e comunicazione. |
| Terzo Cielo | Venere | Amore, bellezza e armonia. |
| Quarto Cielo | Sole | Luce, vita e conoscenza. |
| Quinto Cielo | Marte | Forza, coraggio e azione. |
| Sesto Cielo | Giove | Espansione, saggezza e regalità. |
| Settimo Cielo | Saturno (o sfera delle stelle fisse, o la corte divina) | La dimora di Dio, la perfezione, la beatitudine suprema, la massima felicità. |
Come vedete, il settimo cielo era il “penthouse suite” dell’universo antico. Non c’era altro a cui aspirare, se non la vicinanza al divino e la felicità assoluta. Ecco perché questa espressione ha così tanto potere evocativo!
Insomma, la prossima volta che vi sentite “al settimo cielo”, ricordatevi che state usando un’espressione che ha viaggiato per millenni, un ponte tra la nostra aspirazione alla gioia e le antiche visioni di un universo ordinato e gerarchico, dove il culmine della felicità era letteralmente in cielo. È una piccola lezione di lingua italiana, ma anche un tuffo nella cultura, nella religione e nella nostra perenne ricerca della felicità. Non è fantastico che un semplice modo di dire possa racchiudere tutto questo? La prossima volta che qualcuno vi chiederà perché si dice così, potrete rispondere con un sorriso e spiegare che non è solo una questione di stelle, ma di un’intera filosofia di vita che ci ha portato fin qui, con la nostra bella lingua piena di tesori nascosti. E ora, se mi scusate, mi sento un po’ su con l’umore, potrei essere anch’io vicino al mio personale settimo cielo!
Domande frequenti
Perché il numero sette è così importante in questa espressione?
Il numero sette è considerato un numero sacro e perfetto in molte culture e religioni antiche, associato alla completezza e alla divinità. La sua ricorrenza in contesti religiosi (come i giorni della creazione) e cosmologici ha reso il “settimo cielo” il simbolo del culmine assoluto.
C’era un solo modo di intendere i sette cieli?
Assolutamente no! Le interpretazioni variavano tra filosofi, astronomi e teologi di diverse epoche e culture. La struttura e il contenuto di questi cieli erano oggetto di dibattito e speculazione, ma l’idea di una gerarchia con un culmine divino era piuttosto diffusa.
L’espressione è nata in Italia?
L’idea dei cieli multipli e del settimo cielo come luogo della beatitudine ha radici molto antiche, risalenti alla filosofia greca e poi sviluppate nelle tradizioni ebraica, cristiana e islamica. L’espressione italiana è un adattamento di questo concetto universale.
Cosa succedeva nei cieli inferiori?
Nei cieli inferiori si trovavano i corpi celesti conosciuti (Luna, pianeti, Sole) e, a seconda delle interpretazioni, potevano essere associati a diverse qualità o influenze. Era un po’ come un viaggio attraverso diverse sfere di esistenza prima di raggiungere il luogo della perfezione.