
Perché la sabbia del deserto scotta tanto?
Ah, la sabbia del deserto! Quel manto dorato che si estende a perdita d’occhio, un vero paradiso per le foto su Instagram e un incubo per i nostri poveri piedi nudi in piena estate. Vi siete mai chiesti perché, quando decidiate di fare la passeggiatina romantica tra le dune, vi ritroviate a fare un balletto degno di una maratona su carboni ardenti? Non è certo colpa vostra, che magari avevate immaginato di imitare Lawrence d’Arabia con la brezza marina che vi accarezza i capelli (spoiler: nel deserto, la brezza è più che altro una frustata di polvere). La verità è che quella fine, innocua sabbietta si trasforma in una sorta di piastra per capelli gigante, pronta a farvi pentire di ogni decisione presa fino a quel momento. Ma niente panico, cari miei esploratori improvvisati! Oggi, con l’aiuto del nostro carissimo professore (che oggi si sente un po’ Zio Pachino), scopriremo insieme i segreti di questa “scottatura” desertica, perché, credetemi, c’è una scienza dietro a tutto questo bruciore.
Il Sole, il vero colpevole
Partiamo dal principio, che è sempre la cosa più saggia da fare, soprattutto quando si parla di cose che scottano. La causa numero uno, il regista indiscusso di questo “incendio” sotto i piedi, è lui: il Sole. Nel deserto, non ci sono alberi a fare ombra, non ci sono nuvole a fare da schermo protettivo. Siamo esposti a una radiazione solare bella corposa, una sorta di abbronzatura “a tutto gas” che non risparmia nessuno. E la sabbia, poverina, cosa fa? Fa la cosa più logica del mondo: si prende tutto questo calore e se lo tiene stretto. È come se indossasse un maglione pesante fatto di energia solare.
Ma non è solo la quantità di sole a contare. È anche l’intensità con cui arriva. Immaginate di avere una lampada che vi punta dritta in faccia: dopo un po’ vi darà fastidio. Ora immaginate migliaia di queste lampade, puntate su una superficie che le riflette e le assorbe. Ecco, il deserto funziona un po’ così. La sabbia, con la sua composizione particolare, è bravissima ad assorbire l’energia solare. E quando assorbe, si scalda. E quando si scalda… beh, voi l’avete già capito.
La sabbia, una vera spugna di calore
Parliamo un attimo di questa sabbia. Non è tutta uguale, intendiamoci. Quella che troviamo nei deserti caldi, come il Sahara o l’Arabia, è spesso composta da minerali come il quarzo e il feldspato. Questi signori sono dei veri campioni nell’assorbire energia luminosa e trasformarla in energia termica. In pratica, la sabbia del deserto funziona come una specie di accumulatore solare fai-da-te, ma senza le parti intelligenti che poi distribuiscono il calore in modo utile (tipo per far funzionare la macchinetta del caffè). Assorbe, assorbe, assorbe… e poi tiene tutto dentro.
Un altro fattore importante è il colore. Le sabbie desertiche tendono ad essere chiare, sui toni del giallo e del beige. E qui ci scappa una piccola parentesi scientifica da bar: i colori chiari riflettono la luce visibile, è vero, ma sono anche capaci di assorbire molto bene le lunghezze d’onda infrarosse, che sono quelle che sentiamo come calore. È un po’ come indossare una maglietta bianca al mare: all’inizio sembra fresca, ma se sta sotto il sole cocente per ore, beh, finirà per scaldarsi anche quella, magari non quanto una nera, ma abbastanza da farvi dire “uffa”.
Poi c’è la granulometria. La sabbia è fatta di tanti piccoli granelli. Questo significa che c’è tantissima superficie di contatto tra i granelli stessi e con l’aria. Immaginate un mucchio di palline da tennis: ci sono spazi vuoti in mezzo, dove l’aria può circolare (se ce ne fosse). Ma quando questi granelli si compattano sotto il sole, l’aria che sta intrappolata tra di loro si scalda a sua volta. È un effetto domino del calore, una catena di Sant’Antonio termica che parte dal Sole e arriva ai vostri piedi con una velocità impressionante.
L’assorbimento e il rilascio del calore
Quindi, ricapitoliamo: il Sole picchia forte, la sabbia è lì che se lo beve tutto questo calore come una spugna assetata. Ma il bello (o il brutto, a seconda dei punti di vista) arriva quando questa sabbia decide di “scaricare” tutto questo calore accumulato. Durante il giorno, l’assorbimento è maggiore del rilascio, e la temperatura sale vertiginosamente. Pensate a una pentola che bolle: il fuoco sotto scalda l’acqua, e l’acqua bolle.
La sabbia, una volta scaldata, diventa una vera e propria fonte di calore per conduzione. Quando appoggiate il piede, il calore passa direttamente dalla sabbia alla vostra pelle. E non dimentichiamoci dell’aria sopra la sabbia. Quest’aria, venendo a contatto con i granelli incandescenti, si scalda a sua volta, creando quel fenomeno che chiamiamo “miraggio” (ma quello è un altro argomento da pizza e fichi, magari per un’altra volta). Quindi, non solo la sabbia è calda, ma anche l’aria che sta subito sopra è un brodo bollente.
La cosa interessante, o se volete crudele, è che la sabbia rilascia questo calore molto lentamente. Quindi, anche quando il sole inizia a tramontare, la sabbia continua a emanare il calore accumulato per ore. È per questo che in molte zone desertiche, le notti possono essere ancora sorprendentemente calde, anche se il sole non c’è più. È come se la terra avesse la febbre, e impiegasse un bel po’ a smaltirla. La nostra temperatura della sabbia, insomma, ha un’inerzia termica notevole.
I fattori che influenzano la temperatura
Ci sono poi un paio di fattori che possono far variare la temperatura della sabbia del deserto, rendendola più o meno simile a una piastra per arricciare i capelli infernale. Vediamo quali sono questi “trucchetti” della natura.
L’umidità: Sembra un controsenso, ma anche un pochino di umidità può fare la differenza. In generale, la sabbia secca assorbe più energia solare. Tuttavia, se l’umidità è molto alta, può riflettere una parte della radiazione solare, raffreddando leggermente la superficie. Ma nei deserti veri, l’umidità è un miraggio anche lei, quindi questo fattore conta poco.
La profondità: La sabbia in superficie è quella che prende il sole diretto e si scalda di più. Scendendo un po’ più in profondità, la temperatura diminuisce gradualmente. È per questo che, scavando un pochino, potreste trovare una sabbia leggermente meno rovente. Non aspettatevi di trovare un ghiacciolo, ma un sollievo temporaneo potreste averlo!
La composizione minerale: Come dicevamo, diversi minerali hanno diverse capacità di assorbimento e rilascio del calore. Alcuni tipi di sabbia, magari più ricchi di minerali scuri, potrebbero assorbire ancora più energia solare. Ma la composizione tipica del deserto è già “ottimizzata” per scaldarsi parecchio.
Ecco una piccola tabella per capire meglio:
| Fattore | Impatto sulla temperatura della sabbia | Spiegazione |
|---|---|---|
| Intensità solare | Molto alta | Più sole = più energia assorbita = più calore. |
| Colore della sabbia | Medio-alta | Sabbie chiare riflettono la luce visibile ma assorbono l’infrarosso. |
| Composizione minerale | Media | Minerali diversi hanno diverse proprietà termiche. |
| Granulometria | Media | Tanti piccoli granelli aumentano la superficie di contatto e intrappolano aria calda. |
| Umidità | Bassa (nei deserti) | L’umidità può riflettere un po’ di sole, ma nei deserti è quasi inesistente. |
Cosa fare per sopravvivere al “forno”
Ora che abbiamo capito il perché di questo bruciore infernale, passiamo alla parte pratica: cosa possiamo fare per non ritrovarci con i piedi a forma di pizza bruciata? Sembra che la fisica qui ci dia una mano a capire anche come difenderci.
Innanzitutto, evitate le ore centrali. Il Sole è al suo apice tra le 11 e le 15. In quel lasso di tempo, la sabbia raggiunge le sue temperature più estreme. Se potete, pianificate le vostre escursioni desertiche la mattina presto o nel tardo pomeriggio. Il calore sarà comunque presente, ma sicuramente più sopportabile.
Poi, indossate scarpe adeguate. Dimenticatevi i sandali aperti o le infradito. Servono scarpe chiuse, possibilmente con una suola spessa che faccia da isolante. I nostri cari vecchi scarponcini da trekking o delle buone scarpe da ginnastica saranno i vostri migliori amici nel deserto. E se vi sentite particolarmente audaci, magari anche dei calzini di lana spessa potrebbero fare miracoli (ok, forse stiamo esagerando, ma l’idea è isolarsi).
Considerate anche di bagnare la sabbia. Non è una soluzione pratica per grandi distese, ma se siete vicino a un’oasi o avete un po’ d’acqua con voi, inumidire la sabbia sulla quale camminerete può abbassare la sua temperatura significativamente. L’acqua, evaporando, sottrae calore. È come farsi una doccia con il sudore, ma per la sabbia!
Infine, non soffermatevi troppo. Se proprio dovete attraversare un tratto di sabbia rovente, cercate di farlo il più velocemente possibile. Il contatto prolungato è quello che vi porterà più danni. Mantenete un buon ritmo, evitate di giocare a nascondino tra le dune nelle ore più calde, e arriverete alla meta sani e salvi, con i piedi leggermente bruciacchiati ma con una storia da raccontare.
Domande frequenti
Perché la sabbia del deserto è più calda di quella della spiaggia?
La sabbia della spiaggia ha spesso un’umidità maggiore e si trova vicino a un grande specchio d’acqua che tende a moderare le temperature. La sabbia del deserto, invece, è secca, esposta a un sole implacabile e priva di quel “rinfresco” naturale, diventando una vera e propria piastra solare.
La sabbia scotta anche di notte nel deserto?
Sì, ma meno. Durante il giorno, la sabbia assorbe tantissimo calore. Di notte, questo calore viene rilasciato lentamente, quindi la temperatura rimane elevata per un po’, ma generalmente scende rispetto ai picchi diurni. È un po’ come un termosifone che si sta raffreddando.
Esistono deserti con sabbia che non scotta?
Tecnicamente sì, ma non sono i deserti classici che immaginiamo. Ci sono deserti freddi dove la sabbia può essere gelida, o deserti con sabbia composta da materiali diversi che si scaldano meno. Ma la classica sabbia che associamo al deserto caldo è proprio quella che assorbe il calore come una spugna.
Quanto può arrivare a scaldarsi la sabbia del deserto?
Le temperature della superficie della sabbia nel deserto possono superare tranquillamente i 60-70°C durante le ore più calde, rendendo quasi impossibile toccarla o camminarci sopra senza protezione. È calore vero e proprio, non solo una sensazione!
Quindi è il Sole o la sabbia che scotta?
È una collaborazione. Il Sole fornisce l’energia (il calore), e la sabbia è bravissima ad assorbirla, immagazzinarla e poi rilasciarla, trasformandosi in una superficie rovente che “brucia” i nostri piedi. Uno fa il lavoro sporco, l’altra lo rende insopportabile.



