
Perché le orecchie si tappano in montagna?
Ma vi è mai capitato? State spadroneggiando sul sentiero di montagna, con il fiato che è un soffio e la vista che ti riempie l’anima, e improvvisamente… zac! Le orecchie si tappano. Un rumore sordo, un senso di ovatta che ti fa rimpiangere il traffico della città. E pensi: “Ma che diavolo succede al mio povero timpano? Ho mangiato troppo formaggio stagionato?” Niente panico, cari esploratori alpini (e non solo)! Non è colpa del vostro fegato che sta protestando. C’è una spiegazione scientifica, e credetemi, è più interessante di una telenovela. Pronti a scoprire il mistero dietro questo fastidioso “effetto tappo”? Allacciate le cinture (metaforiche, eh, non vogliamo incidenti!) e seguitemi in questa avventura uditiva.
L’aria, quella cosa che respiriamo e che ci fa impazzire
Diciamocelo, l’aria è un po’ come quel parente un po’ invadente: c’è sempre e, a volte, non ci fa caso. Ma in montagna, l’aria si fa protagonista assoluta, e non sempre nel modo più garbato. Il colpevole principale di questa sensazione di orecchie tappate è, udite udite, la pressione atmosferica. Più saliamo in altitudine, più la colonna d’aria sopra di noi si fa leggera. Pensatela così: in pianura, la pressione è come un abbraccio caloroso di uno zio un po’ troppo appiccicoso, che vi schiaccia dolcemente da tutte le parti. Salendo, questo abbraccio si allenta, diventa quasi un timido saluto con la mano.
E le nostre povere orecchie? Ah, loro non hanno ancora ricevuto il memo. Il nostro timpano, quella membrana delicatissima che ci permette di sentire il canto degli uccellini o, più realisticamente, il fischio della moka, è abituato a quella pressione costante. Quando la pressione esterna diminuisce rapidamente, la pressione all’interno del nostro orecchio medio (quello che sta dietro il timpano) rimane un po’ più alta. È come se avessimo una pallina da tennis gonfia dentro un sacchetto leggermente sgonfio: la pallina spinge verso l’esterno, facendo incurvare il timpano. Ecco spiegato l’effetto “tappo”! Non è ovatta, è il vostro timpano che sta facendo gli straordinari per compensare.
La tromba di Eustachio: la nostra valvola di sfogo interna
Ma non temete, il nostro corpo è una macchina meravigliosa, anche quando sembra volerci sabotare l’esperienza panoramica. Esiste un piccolo, ma fondamentale, canale: la tromba di Eustachio. Questa minuscola galleria collega l’orecchio medio alla parte posteriore del naso e della gola. Il suo compito? Mantenere la pressione equilibrata all’interno dell’orecchio medio con quella esterna. Normalmente, si apre e si chiude automaticamente quando deglutiamo, sbadigliamo o mastichiamo. È come una valvola di sfogo automatica, che fa uscire l’aria in eccesso quando la pressione esterna diminuisce.
Il problema in montagna è che, con i rapidi cambiamenti di altitudine, questa piccola tromba potrebbe non essere abbastanza veloce a reagire. A volte, se il raffreddore ci ha dato il benvenuto o se siamo particolarmente stanchi, la tromba di Eustachio può gonfiarsi leggermente, rendendo più difficile il suo funzionamento. E zac! Le orecchie si tappano, trasformando il suono cristallino delle vette in un “BUM” ovattato. È un po’ come se il vostro navigatore satellitare, invece di dirvi “tra 200 metri svoltare a destra”, facesse solo un gran rumore bianco.
Quando il raffreddore fa il guastafeste
Come accennato, se siete alle prese con un bel raffreddore o un’allergia, la tromba di Eustachio potrebbe essere un po’ indisposta. La mucosa che la riveste può gonfiarsi, ostacolando il passaggio dell’aria. In questi casi, la salita in montagna diventa una vera e propria prova di resistenza per le vostre orecchie. La pressione che si accumula nell’orecchio medio non trova una via d’uscita facile, e voilà, l’effetto ovatta si fa sentire con prepotenza. È come cercare di svuotare una bottiglia con il tappo leggermente inserito: ci vuole più sforzo e il risultato è meno efficiente.
I rimedi della nonna (e della scienza!)
Ora, la domanda da un milione di dollari: come possiamo scacciare questo fastidioso tappo dalle orecchie? La buona notizia è che ci sono diverse strategie, alcune più efficaci di altre, ma tutte mirano a stimolare l’apertura della tromba di Eustachio.
Il metodo più classico e spesso efficace è la manovra di Valsalva. Non preoccupatevi, non è un esorcismo. Consiste semplicemente nel chiudere il naso con le dita, chiudere la bocca e cercare di espirare delicatamente, come se voleste soffiare una candelina. L’aria che cercate di espirare dovrebbe passare attraverso la tromba di Eustachio e riequilibrare la pressione. Attenzione però: fatelo con delicatezza! Se esagerate, potreste ottenere l’effetto contrario o, peggio, danneggiare il timpano. Un po’ come cercare di far girare un rubinetto arrugginito: forza moderata è la parola d’ordine.
Altri rimedi che stimolano la deglutizione o sbadiglio sono altrettanto validi:
- Deglutire: un semplice sorso d’acqua può fare miracoli.
- Sbadigliare: se proprio non vi viene naturale, provate a forzarlo un po’. La faccia che farete sarà sicuramente più buffa del disagio.
- Masticare una gomma: la masticazione stimola la deglutizione e i movimenti della mascella possono aiutare ad aprire la tromba.
Ecco una piccola tabella riassuntiva con qualche trucchetto:
| Rimedio | Come funziona | Quando usarlo |
|---|---|---|
| Manovra di Valsalva | Forza l’apertura della tromba di Eustachio con aria | Salita rapida, sensazione di tappo incipiente |
| Deglutire | Stimola il movimento della tromba | Costantemente durante la salita e discesa |
| Sbadigliare | Apre naturalmente la tromba | Quando avvertite il tappo |
| Masticare gomma | Simula la deglutizione | Durante spostamenti o pause |
La discesa: un altro capitolo (o meglio, un altro tap)
Pensate che finisca tutto con la vetta? Illusi! Anche durante la discesa, le orecchie possono fare i capricci. Questa volta, il problema è inverso: la pressione esterna aumenta rapidamente, mentre quella all’interno dell’orecchio medio rimane più bassa. Il timpano viene quindi tirato verso l’interno. Se la tromba di Eustachio fa fatica ad aprirsi per far entrare l’aria, la sensazione di tappo può essere ancora più fastidiosa e, a volte, dolorosa. Quindi, cari amici, continuate a deglutire e sbadigliare anche mentre scendete, per la gioia delle vostre orecchie e del vostro udito.
Orecchie tappate: quando preoccuparsi?
Nella maggior parte dei casi, la sensazione di orecchie tappate in montagna è un fastidio temporaneo che si risolve con i rimedi che abbiamo visto. Tuttavia, se il problema persiste per più di qualche giorno, se avvertite dolore intenso, perdita dell’udito significativa o vertigini, è sempre bene consultare un medico. Potrebbe esserci un’infiammazione più seria o un’accumulo di cerume che necessita di attenzione. Non sottovalutate mai i segnali che il vostro corpo vi manda, anche se siete impegnati a contemplare un panorama mozzafiato.
Domande frequenti
Perché le orecchie si tappano in montagna e non al mare?
Al mare, la pressione atmosferica è più alta e tende a rimanere più stabile. In montagna, invece, la pressione cala rapidamente con l’altitudine, creando uno squilibrio tra l’orecchio medio e l’ambiente esterno. È la velocità del cambiamento che dà fastidio al nostro timpano e alla tromba di Eustachio.
La mia bambina ha le orecchie tappate in montagna, cosa posso fare?
I bambini sono più sensibili ai cambi di pressione. Provate a farla bere da un biberon, masticare una gomma (se è abbastanza grande) o darle una caramella dura. Le manovre di Valsalva sono sconsigliate nei più piccoli. Offrite liquidi e incoraggiate sbadigli e deglutizioni.
Ho sentito dire che respirare dalla bocca aiuta le orecchie tappate in montagna. È vero?
Respirare dalla bocca può aiutare indirettamente, perché aiuta a mantenere umida la gola e a stimolare la deglutizione. Però, il meccanismo diretto di apertura della tromba di Eustachio si attiva con la deglutizione, lo sbadiglio o la manovra di Valsalva. Quindi, meglio combinare più strategie!
C’è un momento della salita in cui le orecchie si tappano di più?
Generalmente, il fastidio si avverte di più durante i rapidi cambi di altitudine, quindi all’inizio della salita e durante tratti in cui la pendenza è più ripida. Anche la discesa può essere problematica, con un effetto opposto. La chiave è la prevenzione continua con deglutizioni e sbadigli.



